Mozione di iniziativa popolare per via Rosa Luxemburg

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Proprio quando i profondi cambiamenti sociali ed economici che hanno interessato la nostra vita negli ultimi tempi dovrebbero spingere le amministrazioni a prendersi cura del territorio e delle sue risorse, del patrimonio edilizio esistente e della qualità di vita nelle città, e a ripensare modelli di sviluppo e consumo più sostenibili e lungimiranti, il Comune di Reggio autorizza l’ennesima espansione edilizia speculativa, nonostante alcuni amministratori abbiano più volte ribadito di voler contenere il consumo di suolo e valorizzare le attività commerciali di piccole dimensioni.

30.000 mq di area attualmente agricola non urbanizzata e priva di infrastrutture, con un’importantissima funzione ecologica per la qualità dell’aria e per la tutela del paesaggio, su cui verranno realizzati:

- uno store commerciale Conad a poche centinaia di metri dal Conad di via Che Guevara e a un paio di chilometri in linea d’aria dall’Ipercoop store di via Inghilterra;

- un parcheggio scambiatore da 500 posti a 150 metri dal centro e a 500 dall’Ospedale, centro di eccellenza per le cure oncologiche;

- 18 mila metri quadri di residenziale, ovvero circa 300 nuovi alloggi di diverse tipologie che andranno ad aggiungersi agli 8 mila attualmente vuoti nel territorio comunale.

Un’area verde in prossimità del parco del Crostolo che aprirà la strada a molte altre urbanizzazioni vicine incombenti e che diventerà l’ennesima anonima colata di cemento alle porte della città, con altre palazzine, che rimaranno invendute nell’attuale contesto economico e si degraderanno in pochi anni, e un nuovo ipermercato, in una fase in cui queste grandi strutture si svuotano e subiscono forti inflessioni nelle vendite.

Arsave – Laboratorio per la città che vogliamo, chiederà con forza e con la legittimazione dei cittadini reggiani, attraverso una mozione di iniziativa popolare che presenterà in Consiglio Comunale non appena sarà completata la raccolta delle firme, di sospendere la realizzazione del progetto che interessa l’area di via Rosa Luxemburg e di riconvertire l’area a verde pubblico.

Mentre i cittadini e gli operatori vengono distolti dalle decisioni importanti attraverso effimeri progetti di partecipazione, il futuro della nostra città, di ciò che spunterà come un fungo di fianco a casa nostra, come ci muoviamo e cosa respiriamo, lo decidono, a porte chiuse e con trattative private, coloro che hanno potere d’acquisto. I soggetti che hanno un peso nelle decisioni sono quelli che hanno acquistato terreni prima agricoli, poi resi edificabili dagli strumenti di pianificazione comunale; e insieme ai terreni hanno acquistato anche diritti edificatori, titoli da spendere e vera merce di scambio utilizzabile in qualsiasi momento senza scadenza.

Sono questi i reali interessi che muovono le scelte dell’amministrazione e, in cambio di grandi guadagni, i privati “concedono” alla cittadinanza rotonde e pavimentazioni, altro traffico e altro suolo impermeabilizzato: almeno gli specchietti che i conquistadores davano agli indigeni in cambio dell’oro erano utili a specchiarsi! Queste stesse dinamiche hanno interessato tanti altri progetti realizzati negli ultimi anni, per esempio Park Vittoria, Parco Ottavi, le ex Reggiane, ed è ciò che succederà nell’area nord dove si stanno muovendo tanti e potenti interessi.

Dobbiamo essere consapevoli di quanto stiamo perdendo con progetti di questo tipo: qualità della vita, dell’ambiente, investimenti mancati nel trasporto pubblico, nella riqualificazione del patrimonio esistente e in politiche abitative serie. Acquisiremo invece opere il cui impatto sul territorio sarà irreversibile e che spesso diventano un costo sociale, altri capannoni vuoti di cui siamo pieni, altre parti di città senza l’identità di un quartiere, altri non luoghi.

Queste scelte politiche e di gestione del territorio sono obsolete, riferite a un modello di sviluppo ormai defunto che ha mostrato limiti, creato disuguaglianze e lasciato ferite: la cittadinanza attiva e movimenti come Arsave stanno da tempo ripensando l’economia e la città e mettendo in pratica scelte di vita, mobilità e consumo che esprimono amore e rispetto verso il territorio e una visione di sviluppo a beneficio di un’intera comunità e non degli interessi di pochi.

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