Reggio Emilia dice No!

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Sabato 19 novembre un corteo colorato e rumoroso, con tanti volti e tanti voci, attraversando le strade e le piazze della città, ha espresso un No deciso alla riforma costituzionale e alle politiche imposte dal governo Renzi che ci rendono sempre più precari come lavoratori e sempre meno liberi come cittadini. Il 4 dicembre saremo in tante e tanti a votare No e dal 5 dicembre continueremo a costruire un’alternativa sociale e politica dal basso!

“Non vogliamo solo catene più lunghe e una gabbia più dorata – vogliamo che tutte e tutti siano liberi”

Di seguito il comunicato della manifestazione:

Il 19 novembre sarà una data importante per la nostra città: in tante e tanti, movimenti e comitati sociali, ambientali e civici, organizzazioni sociali e politiche, cittadine e cittadini, scenderemo in piazza per gridare il nostro NO allo stravolgimento della Carta costituzionale e per chiedere a gran voce l’applicazione dei principi e dei diritti sanciti nel 1948. Principi e diritti che la controriforma Renzi-Boschi vorrebbe comprimere in modo sostanziale, inferendo un colpo letale alle istituzioni democratiche del Paese e ponendo fine in modo definitivo alla stagione dei diritti e della democrazia.

L’attuale Governo Renzi, “terminale” dei governi neoliberisti che si sono avvicendati negli ultimi decenni e cavalier servente della troika, delle società finanziarie e delle agenzie di rating internazionali (JP Morgan e Fitch in testa), nonché della nostrana Confindustria, si è assunto il compito di smantellare in modo sistematico le conquiste sociali e annullare i diritti ottenuti nel secolo scorso al prezzo di dure lotte e grandi vertenze collettive. A suon di “deforme”, “malforme” e “controriforme” sta minando alle radici l’assetto sociale del Paese: dal lavoro all’ambiente, dalla salute all’istruzione, dai beni comuni ai servizi pubblici, l’interesse collettivo viene asservito alle spietate logiche del mercato e della finanza e la vita delle persone subordinata ai vantaggi economici dei potentati internazionali e locali. Contemporaneamente, per garantirsi l’irreversibilità di questo devastante stato di cose, sferra un attacco senza precedenti ai capisaldi del sistema democratico, in primo luogo la Carta costituzionale, attraverso dispositivi istituzionali ed elettorali che comprimono gli spazi di democrazia e partecipazione. Con la nefasta conseguenza che, a causa del combinato disposto della revisione del Titolo V della Costituzione e dell’accentramento del potere decisionale perseguito dalla controriforma, la vittoria del Sì il 4 dicembre rappresenterebbe una pesante minaccia alle importantissime lotte e vertenze diffuse su tutto il territorio nazionale per la tutela ambientale, il diritto alla salute, il diritto alla casa e alla città, compromettendo definitivamente la possibilità per i cittadini di partecipare alle decisioni che riguardano i propri territori.

Il nostro NO dunque sarà fermo e chiaro: no alla controriforma costituzionale del Governo, della Confindustria, delle banche e dell’Unione Europea. No al Jobs Act, alla precarietà lavorativa e sociale, alla “Buona Scuola”, alla legge Fornero, al decreto Madia, alla Tav e alle grandi opere, alla persecuzione dei migranti, alla distruzione dello stato sociale, alle privatizzazioni, ai tagli alla sanità, agli interventi sulle pensioni a favore delle banche, al TTIP e al CETA, alle devastazioni ambientali. No alla guerra, alla NATO, alle spese e alle missioni militari, alla repressione padronale, poliziesca e giudiziaria.

Il 19 novembre, nelle strade e nelle piazze della Reggio Emilia antifascista che tanto apprezziamo, potremo gridare con forza il nostro NO sociale, perché dopo la scadenza referendaria possano crearsi le condizioni di una nuova stagione di lotta finalizzata a ripristinare in questo Paese i diritti sociali e civili calpestati e la democrazia negata, ma anche a far avanzare con rinnovata forza e passo spedito un progetto di cambiamento radicale del Paese ispirato ai principi della giustizia sociale e ambientale e della democrazia partecipativa e deliberativa diffusa.