Una consulta popolare verso l’uso civico di Casa Bettola

Casa Bettola Bene Comune

“La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse.” Italo Calvino

Siamo di nuovo di fronte ad una scelta importante che riguarda il futuro di Casa Bettola. Una scelta che vogliamo affrontare in tante e tanti attraverso un percorso pubblico, per mettere insieme diversi punti di vista, coinvolgendo il quartiere e la città.

E’ una decisione da prendere non tra due direzioni opposte ma tra due strade differenti che portano verso lo stesso obbiettivo, con la consapevolezza che anche la scelta della strada condiziona il punto d’arrivo.

In questo breve testo cerchiamo di raccontare la decisione che dobbiamo prendere e come la vorremmo affrontare insieme, ripercorrendo il percorso fatto finora, raccontando la situazione in cui ci troviamo oggi e condividendo le sfide che vorremmo affrontare domani.

La strada che abbiamo fatto finora

Il diritto alla città è il diritto di cambiare noi stessi cambiando la città David Harvey

Otto anni fa abbiamo occupato la casa cantoniera per evitare che venisse venduta all’asta, fermando così la privatizzazione di un bene pubblico. Con il tempo abbiamo recuperato la casa per restituirla ad un uso collettivo, diventando progressivamente uno spazio comune del quartiere e della città in cui promuovere pratiche di solidarietà, mutualismo e cooperazione dal basso.

Negli anni ci sono stati diversi momenti di confronto con la Provincia, il proprietario della casa, per cercare di formalizzare la gestione dello spazio, senza mutare la sua identità e senza perdere la propria autonomia.

Abbiamo sempre affrontato questi momenti con l’idea che le esperienze che nascono nei margini della città non siano marginali, viceversa, i processi che si attivano nella periferia della società sono centrali per la sua trasformazione e per questo motivo è importante avere cura delle scelte che riguardano la gestione degli spazi sociali.

Nel rapporto con la Provincia abbiamo cercato di spostare il baricentro da un piano tecnico ad un piano politico, spostando il dibattito da un piano riservato ad un piano pubblico, con la volontà di non limitarsi ad amministrare il presente ma ad immaginare il futuro.

L’anno scorso questo ci ha portato a lanciare una scommessa alla Provincia, ma soprattutto a noi stessi e alla città: invece di formalizzare la gestione di Casa Bettola attraverso la concessione in comodato d’uso, firmato dalla Provincia da una parte e dal rappresentante di un’associazione dall’altra, facciamo un salto di qualità trovando insieme una forma giuridica che corrisponde alla natura di Casa Bettola – un bene comune condiviso da tante e tanti, uno spazio pubblico autogestito.

Con l’aiuto di una rete di spazi sociali di Napoli abbiamo individuato uno strumento giuridico innovativo che riconosce gli spazi sociali come beni comuni gestiti in forma diretta dalla comunità: l’uso civico urbano. In dialogo con la Provincia abbiamo avviato un percorso per verificare la possibilità di introdurre questo nuovo modello anche a Reggio Emilia, partendo dalla casa cantoniera come laboratorio.

L’uso civico urbano e l’autogoverno dei beni comuni si ispira ai principi di cooperazione e mutualismo che tendono a rafforzare la responsabilità individuale e collettiva nella gestione di spazi sociali. Le forme di autorganizzazione civica e gli usi collettivi sviluppano sistemi di uso, cura e rigenerazione dei beni comuni, al fine di salvaguardarli per le generazioni future nonché consentire a quelle presenti di sperimentare modelli partecipativi a beneficio dell’intera collettività. Principio inderogabile della fruizione di tali beni è l’uso non esclusivo di alcuna parte di essi, in quanto la turnazione e la garanzia di utilizzo, accesso e fruizione degli spazi da parte di tutte e tutti è principio ispiratore dell’intero impianto dell’amministrazione diretta.

Due strade, nessuna scorciatoia

Chiunque cerca di costruire una casa iniziando dal tetto alla fine si troverà senza una casa, senza un quartiere e senza persone. E senza le persone una rivoluzione non è possibile” Laura Roth, Kate Shea Baird

L’uso civico urbano come strumento giuridico innovativo, per essere valido, necessita di un impegno costruttivo e collaborativo tra istituzioni pubbliche e soggetti emergenti. Nell’arco dell’anno scorso abbiamo riscontrato sia una disponibilità da parte della Provincia di mettersi in gioco sia una grande partecipazione dal basso.

Ma all’ultimo incontro nella sede di Palazzo Allende la strada che sembrava aperta si è di nuovo chiusa; la Provincia ha affermato di non avere le facoltà di accogliere la proposta dell’uso civico di Casa Bettola. Questo da una parte ha segnato un passo indietro ma dall’altra parte ne ha segnato uno in avanti: la Provincia ha dichiarato che abbiamo la possibilità di caratterizzare un eventuale convenzione in modo innovativo, introducendo alcuni elementi presenti nell’uso civico.

Quindi ora siamo di fronte ad una scelta da cui non ci possiamo sottrarre: dobbiamo decidere se scrivere e firmare una convenzione con la Provincia o se continuare il percorso senza per ora formalizzare la gestione dello spazio, con la consapevolezza che in entrambi i casi si tratta di un passaggio intermedio per raggiungere un pieno riconoscimento della casa cantoniera come bene comune in futuro.

Ci piace affrontare questa sfida come una scelta non binaria: invece di esprimere un “Si” o un “No” vogliamo scegliere tra “A” e “B”. Gli obbiettivi rimangono invariati mentre cambia la strada che pensiamo sia più adatta per raggiungerle. Qualsiasi scelta facciamo vogliamo che non sia una scorciatoia ma dei passi consapevoli in un cammino che è soltanto al suo inizio.

Perché dopo ogni scelta ne segue un’altra e dopo aver preso una decisione insieme bisogna trovare le forme per metterla in pratica insieme. Se scegliamo di firmare una convenzione come la scriviamo? Con quale priorità e con quale caratteristiche? Come possiamo ridistribuire le responsabilità? Se scegliamo di proseguire senza una convenzione, come possiamo regolamentare l’uso dello spazio per garantire anche nel futuro una gestione aperta e democratica?

Pensiamo che gli strumenti che abbiamo utilizzato finora non sono sufficienti e siamo consapevoli che dobbiamo trovare nuove forme per accorciare la distanza tra le nostre idee e la realtà, provandoci insieme. Perché la sfida a nostro parere non è soltanto di normalizzare una situazione, ma di creare nuove norme che siano in grado di aumentare la partecipazione diretta delle donne e degli uomini nelle scelte che riguardano lo sviluppo e la gestione della città.

Scegliamo insieme la strada da prendere

La gestione collettiva di questioni riguardanti la società richiede comprensione, rispetto delle opinioni dissenzienti e percorsi decisionali democratici” Abdullah Ocalan

Lo ammettiamo, per noi questa è una situazione nuova. Non abbiamo ancora le conoscenze adeguate per affrontare una situazione così complessa, ma le vogliamo acquisire insieme, convinti che uno spazio pubblico ad uso comune ha bisogno di un processo democratico altrettanto aperto e condiviso.

Per questo motivo in un primo momento vogliamo attivare un percorso assembleare con i tanti progetti, laboratori e comitati che vivono lo spazio per una forma di assemblaggio di diversi punti di vista, componendo un’idea più completa ed articolata che ci permette di prendere una decisione più consapevole.

In un secondo momento vogliamo incontrarci in un iniziativa pubblica, coinvolgendo esperienze di altre città che affrontano sfide simili alla nostra, per un’occasione di scambio, formazione e approfondimento. Sabato 28 ottobre ci incontreremo a Casa Bettola con l’Asilo di Napoli, Làbas di Bologna e Cavallerizza Reale di Torino per un confronto sul tema dei processi democratici nella gestione di spazi pubblici e beni comuni.

In fine, sabato 11 novembre, ci troveremo in una consulta popolare per scegliere tutte e tutti insieme la strada da prendere. Pensiamo che non sia soltanto importante cosa scegliamo ma altrettanto importante come lo facciamo. La consulta popolare non sarà un momento per avere ragione in pochi, ma viceversa per ragionare insieme in tante e tanti. Non sarà una semplice votazione in cui alcuni vincono e altri perdono, ma piuttosto un momento per cercare di con-vincere, cioè vincere insieme.

Dopo la consulta popolare ci troveremo di nuovo per condividere i prossimi passi da prendere insieme, in un percorso che non sarà breve o lineare ma che ci darà la possibilità di andare oltre le strade che possiamo raggiungere da soli, facendo spazio ai diritti, alla dignità e alla democrazia.

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Nota sull’immagine

Il murales di Guerrilla SPAM sui muri di Casa Bettola si ispira al concetto di foresta che deriva dal latino “foris” – ciò che si trova fuori dalle città. Nel medioevo la foresta era uno spazio della comunità, un territorio né pubblico né privato ma comune. Tutte e tutti potevano fare legna, andare a caccia o prendere riparo nella foresta ma verso il 1400 i nobili iniziarono a recintare e imporre un uso esclusivo, negando l’accesso e la fruizione al popolo.

La foresta che oggi sorge sui muri della casa cantoniera rappresenta la volontà di creare e custodire beni comuni nella città e sul territorio e il desiderio di riconoscere Casa Bettola come uno spazio ad uso civico – che proprio come la foresta medioevale vada oltre la proprietà privata e statuale.

Nel murales, oltre le creature della foresta, si trovano figure della storia resistente di Reggio Emilia: il comandante partigiano Sirio – Paride Allegri – che pianta alberi e il trattore dei fratelli Cervi con il mappamondo che ara la terra.