Un mercato libero, fuori dal libero mercato

Per pollicino 1Sabato 15 giugno il giornale Prima Pagina ha pubblicato un articolo sul Mercato Bio Bettola, il mercato gestito da produttori e consumatori che si svolge ogni mercoledì nel cortile della casa cantoniera autogestita in via Martiri della Bettola.

Non è la prima volta che il giornale, distribuito nella Provincia di Reggio Emilia, utilizza il giornalismo come mezzo per avvalorare le proprie idee preconcette, mettendo al centro la legalità e il rispetto delle regole.

Abbiamo scelto di non rispondere sulle pagine del giornale ma qua sotto vogliamo condividere il nostro punto di vista e approfondire alcuni concetti utilizzati in modo strumentale nell’articolo.

Leggete l’articolo: Prima Pagina15 giugno 2013

1.       “… il punto è il rispetto delle regole, il poter agire sulla base di una concorrenza leale”.

All’interno dell’economia di mercato la “concorrenza leale” non da le stesse opportunità a tutti ma favorisce i processi di produzione più intensivi, basati sul massimo rendimento economico secondo il massimo sfruttamento del suolo e di chi lo coltiva, penalizzando i processi di produzione di piccola scala, basati sulla collaborazione tra uomo e terra.

La grande distribuzione insieme all’agricoltura industriale e le società di trasformazione alimentare su larga scala, spinti dalla ricerca di profitto e la sua massimizzazione, costituiscono una filiera produttiva, distributiva e commerciale fondata proprio sul principio della concorrenza, che sposta i piccoli produttori ai margini.

E’ per questo motivo che al supermercato è possibile trovare frutta e verdura importata da lontano, a basso prezzo ma con un costo ecologico e sociale molto elevato, mentre non si trovano gli stessi prodotti coltivati da contadini del territorio, anche se i loro campi si trovano a pochi chilometri di distanza.

E’ di fronte a questo scenario che abbiamo deciso di creare il Mercato Bio Bettola, per sperimentare un’altra economia, sollecitando la cooperazione tra produttori e costruendo rapporti di fiducia tra produttori e consumatori.

Attraverso la vendita diretta i produttori possono raccontare dove e come producono e avere un riscontro sulla qualità dei loro prodotti. Possono fornire consigli su come conservare e preparare i prodotti e a loro volta ricevere suggerimenti su come cambiare in meglio la loro offerta.

La relazione di fiducia sostituisce il bisogno di una certificazione biologica perché le persone che coltivano o trasformano i prodotti possono raccontare del rapporto con l’ambiente lungo tutta la filiera produttiva. Inoltre i produttori sono del territorio, alcuni raggiungono il mercato dalla collina, altri dalla bassa, e quindi i consumatori hanno la possibilità di visitare i loro campi per conoscere in prima persona il luogo della produzione.

Il giornalista di Prima pagina conclude la frase dicendo “…vinca il migliore o chi sa promuoversi meglio. Noi invece diciamo no, o vinciamo tutti insieme, o non vince nessuno!

2.       “Il mercato ha intercettato una precisa richiesta commerciale, quella dei prodotti coltivati e venduti dietro casa. Così prospera, fa affari.“

Al Mercato Bio Bettola non c’è nessuno che fa affari. Si tratta di un mercato autogestito, organizzato collettivamente da consumatori e produttori, dove si aiuta a preparare e riordinare lo spazio, montare e smontare i banchi, e soprattutto, dove si fanno scelte condivise su come portare avanti un esperienza comune.

I produttori non pagano per avere il loro banco nel cortile della casa cantoniera ma sostengono la casa attraverso differenti modalità di scambio. Quindi, Casa Bettola non prospera economicamente, ma è ricca di saperi e conoscenze, di vita e socialità.

3.       “Tutto alla luce del sole, anche se l’operazione è sul filo della legalità.”

Tante volte la legalità favorisce lo status quo, che tutto rimanga simile a se stesso, tutelando gli interessi di pochi e limitando le possibilità di emancipazione di tanti. In altre parole la legge non è uguale per tutti ma può offrire opportunità ad alcuni mentre le può sottrare ad altri.

Quando un’ ingiustizia sociale o ambientale è tutelata dalla legge, noi riteniamo giusto e legittimo agire nell’illegalità, sostituendo una legalità formale, che concentra ricchezza e poteri, con una legalità sostanziale, che produce benessere per la comunità.

Con questo spirito abbiamo occupato la casa cantoniera, fermando la privatizzazione di uno spazio pubblico, riappropriandoci di un bene comune e iniziando a costruire alternative reali nel tempo della crisi.

Con lo stesso spirito ci troviamo ogni mercoledì al mercato, dove le regole non sono imposte da fuori ma condivise e praticate da chi partecipa. Alcuni produttori lasciano lo scontrino fiscale, ma per chi non ha la possibilità non è necessario,  alcuni produttori hanno la certificazione biologica, altri scelgono di non essere certificati, seppur rispettando i criteri della produzione biologica.

La burocratizzazione della produzione e trasformazione alimentare non tende a redistribuire le opportunità in modo equo ma a ridurre gli spazi di autonomia dei produttori di piccola scala. Per questo motivo riteniamo legittimo disobbedire agli schemi normativi che limitano la crescita di un economia più giusta nei confronti dell’essere umano e  dell’ambiente.

Preferiamo stare insieme in un mercato libero invece di essere da soli nel libero mercato!

Mercato Bio Bettola

Qui potete conoscere il Mercato Bio Bettola