La primavera No OGM

1017708_666697060056592_699548689_nOggi a Parma insieme a tante e tanti abbiamo occupato gli uffici di EFSA, European Food Security Authority, per dire no all’introduzione delle colture OGM in Europa, tutelando la biodiversità e la sovranità alimentare.

Improvisando un corteo interno, un centinaio di attiviste/i hanno interrotto la proclamazione del direttore generale di EFSA.

Lansciando sementi, riempendo la sede di frutta e verdura biologica, abbiamo inaugurato una nuova stagione di lotta contro le multinazionali dell’agricoltura industriale; una primavera dell’agricoltura contadina, per la tutela dell’ambiente e della salute.

Cibo, terra e comunità: per la sovranità e la sicurezza alimentare contro il biocapitalismo della terra

Con l’occupazione dell’EFSA, l’Authority Europea per la Sicurezza Alimentare, oggi rilanciamo pubblicamente una campagna di conflitto aperto e diretto contro l’introduzione degli OGM in Italia e in Europa.

Centri sociali, ambientalisti, attivisti, agricoltori, in molti ci stiamo organizzando con la rabbia degna che anima gli agricoltori dal sudamerica all’india, le comunità rurali di tutto il mondo riunite ne La Via Campesina, i fauchers francesi che hanno respinto la Monsanto cacciandola dalla terra.

Le colture OGM, così come l’agricoltura industriale, esercitano una violenza inaccettabile sull’agricoltura, sull’ambiente e sui nostri corpi. Gli OGM non hanno altra ragione di esistere che il profitto delle multinazionali che li producono e il controllo che consentono sulla catena alimentare e l’agricoltura: il pensiero magico che li accompagna è solo un contrabbando ideologico. Non sono più produttivi, inducono un utilizzo smodato e crescente di diserbanti, disastrosi per l’ambiente e pericolosi per la salute, e determinano l’insorgere ormai incontrollato di infestanti e insetti resistenti, pongono serie criticità e preoccupazioni per l’effetto sulla salute umana.

Con le altre monocolture intensive sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici e della crisi ecologica. Riducendo la biodiversità, impoverendo i terreni e introducendo l’inaccettabile principio del copyright minano alle radici la sicurezza e la sovranità alimentare, la libertà di scelta e di produzione di cibo delle comunità, la condivisione delle risorse alimentari.

Tutto questo è inaccettabile e non siamo disposti ad attendere lo svolgersi dei giochi di ruolo delle lobbies: non lo fanno coloro che si fanno agenti delle multinazionali, che forzano la legalità, in Friuli come in altre parti d’Europa, e forzano soprattutto i confini del bios con conseguenze irreparabili.

Per questo oggi abbiamo occupato l’EFSA, l’Authority che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare ma che sicuramente nel caso degli OGM garantisce soltanto, insieme alla Commissione Europea, una facile via di accesso alle multinazionali.

Non un parere negativo è stato mai espresso: a detta dell’EFSA perché il livello scientifico delle richieste è sempre stato molto alto. Stranamente però molti governi e scienziati sono spesso stati in profondo disaccordo con questa conclusione basata su documentazione fornita dalle stesse multinazionali senza alcuna verifica indipendente e quasi sempre a partire da dati non pubblicati.

Le linee guida di EFSA per il processo di valutazione dei rischi sono scandalose.

  • Le multinazionali hanno la totale libertà di determinare gli elementi essenziali per la valutazione del rischio, e le metodologie prese in considerazioni sono state formulate da, o con, tecnici che lavorano per le stesse multinazionali.
  • L’elemento principale del processo, la “valutazione comparativa del rischio”,  gemella della “sostanziale equivalenza” dell’ente USA, fu definito da scienziati (in particolare Kuiper e Kok) che lavoravano per l’ILSI, un istituto finanziato dalle multinazionali biotech, in collaborazione con personale alle dirette dipendenze delle stesse multinazionali (Monsanto, Bayer, Dow, Syngenta), e che poi ricoprirono cariche di primaria importanza nella valutazione del rischio per gli OGM.
  • EFSA seguì successivamente il suggerimento di ILSI di ritenere la valutazione comparativa l’elemento principale del processo di valutazione e, in pratica, una valutazione in sé anziché soltanto il primo di una serie di passaggi obbligatori.
  • La valutazione comparativa non ha un reale valore scientifico, come minimo perché non ha nessuna definizione quantitativa e non tiene conto della specificità genetica che non ha niente a che vedere con l’ereditarietà e la normale regolazione genica. Nonostante ciò sarebbe sufficiente a rigettare le piante OGM, se fosse applicato rigorosamente. Infatti è dimostrato che le piante OGM NON sono “sostanzialmente equivalenti” alle piante non-OGM da cui sono derivate poiché mostrano importanti differenze nei nutrienti e nelle proteine, nonché nel livello di tossine e allergeni (nel qual caso queste differenze sono classificate come “non biologicamente rilevanti” dagli stessi scienziati che hanno definito le linee guida). Il trucco usato dalle multinazionli è di attuare la valutazione comparativa non tra la pianta OGM e la linea isogenica non-OGM da cui è derivata ma con un database vastissimo che include molte varietà non isogeniche, coltivate in luoghi e tempi diversi (alcune anche più di 50 anni fa), in modo da ampliare la variabilità di riferimento includendo anche varietà inusuali con valori atipicamente alti o bassi di alcune componenti. EFSA riconosce validi questi stessi database creati dalle multinazionali senza richiedere alcuno studio più rigoroso. (E tutto ciò, notiamo, è addirittura contrario alla direttiva Europea sul rilascio di piante OGM)
  • Non è richiesta la valutazione degli effetti combinati di differenti erbicidi o differenti tossine espresse dalla pianta, nonostante gli effetti sinergici non siano prevedibili o conosciuti.
  • Non è richiesta la valutazione a sé stante di piante che combinino più tratti genetici specifici.
  • Non è richiesta una valutazione degli effetti su organismi non-target a tutti i livelli della catena alimentare, ma solo dei livelli più bassi, né è richiesta una valutazione completa degli effetti cumulativi a lungo termine.
  • Non c’è alcun obbligo esplicito per la pubblicazione dei dati sperimentali prodotti dalle multinazionali, in modo che essi siano accessibili per studi indipendenti. A questo proposito, nota un editoriale di Scientific American (13 agosto 2009), “è impossibile verificare che le piante ogm si comportano come viene detto [..] perché le compagnie biotech hanno il potere di veto sul lavoro di ricercatori indipendenti [..] Solo studi che siano stati da loro approvati approdano alle riviste [..]”.

Tutto questo è inaccettabile e renderebbe ridicolo, se non fosse oltraggioso, la pretesa delle direttive europee in materia di coltivazione delle piante OGM, per le quali la valutazione della loro sicurezza è affidata a livello Europeo proprio a EFSA.
E se non bastasse, sarebbe sufficiente incrociare le dichiarazioni della Monsanto:

Monsanto non dovrebbe dover rispondere della sicurezza del cibo biotech. Il nostro interesse è di venderne il più possibile.
Assicurarne la sicurezza è il lavoro delle agenzie governative (FDA, l’agenzia USA per la sicurezza alimentare, corrispettivo di EFSA). Philip Angell, Monsanto’s director of corporate communication,
NYT magazine, 25 ottobre 1998″

con quelle di EFSA, così come appaiono dalle sue linee guida:

Non è previsto che EFSA produca studi indipendenti, poiché è onere del proponente di dimostrare la sicurezza della pianta GM
in questione”

per comprendere come la questione degli OGM è esattamente quello che appare: un conflitto aperto fra il biocapitalismo e la libertà per la difesa della terra, del cibo, della salute e dell’ecosistema.Coalizione Centri Sociali dell’Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche.

Coalizione Centri Sociali dell’Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche

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