Liberiamo il Parmigiano Reggiano dagli OGM!

Partigiani reggianiIn occasione della giornata mondiale di mobilitazione contro la Monsanto vogliamo sollevare un paradosso del nostro territorio, evidenziando il legame tra il Parmigiano Reggiano e la suddetta multinazionale statunitense.

La produzione del Parmigiano è caratterizzato da un processo artigianale con più di 800 anni di esperienze, saperi e conoscenze. A tutela di questa storia è stato costituito il consorzio Parmigiano Reggiano, coinvolgendo oltre 4000 aziende agricole ed oltre 400 caseifici. Inoltre il formaggio è stato registrato con il marchio DOP; la tutela giuridica della denominazione che viene attribuita alimenti le cui caratteristiche dipendono dal territorio in cui sono stati prodotti.

Oggi all’interno di questa storia si sono inserite le multinazionali delle bio-tecnologie; sono entrati nella filiera produttiva attraverso i mangimi contenenti soia OGM utilizzati da una grande parte delle aziende agricole nella produzione del latte.

In questo modo il consorzio Parmigiano Reggiano favorisce l’agricoltura industriale a discapito di quella contadina, mettendo a rischio l’ambiente e la salute, compromettendo la biodiversità e la sovranità alimentare.

Invece di tutelare il proprio territorio saccheggia quelli altrui, utilizzando mangimi contenenti soia OGM principalmente importati da Argentina, Brasile e Stati Uniti.

Oggi ci colleghiamo a tutti i territori in lotta contro la Monsanto, chiedendo al consorzio Parmigiano Reggiano di cambiare il proprio disciplinare, vietando l’utilizzo di mangimi OGM.

Le alternative ci sono; le aziende agricole biologiche già producono il Parmigiano utilizzando mangimi No OGM. Inoltre, riconvertendo i terreni incolti del territorio alla coltivazione leguminose, come erba medica e lupino, si potrebbe trovare un’alternativa al soia, garantendo la tutela del territorio e costruendo nuovo lavoro dignitoso.

Casa Bettola – Consorzio dei Partigiani Reggiani

Comunicato condiviso degli Organismi Genuinamente Mobilitati

No Monsanto day, giornata internazionale di boicottaggio della Monsanto

Consumatore, sai cosa stai acquistando?

Sai che in Italia è vietato coltivare direttamente Ogm, ma i prodotti geneticamente modificati arrivano sulle nostre tavole comunque attraverso l’importazione di prodotti contenenti Ogm?

Sai che la presenza di Ogm nei prodotti che acquistiamo deve essere segnalata in etichetta solo se supera lo 0,9% degli ingredienti?

Il 24 maggio anche in Italia – come in altri 52 paesi del mondo e oltre 400 città – ci mobilitiamo ancora una volta contro la multinazionale statunitense Monsanto,chiedendo il boicottaggio dei suoi prodotti e lo stop definitivo all’introduzione di Organismi geneticamente modificati (Ogm), pesticidi e altre sostanze agro-chimiche nocive sulle nostre tavole.

Monsanto, infatti, è uno dei maggiori (ma non l’unico!) produttori mondiali di sementi transgeniche, pesticidi ed erbicidi inquinanti, impiegati nell’agricoltura industriale.

In Italia stiamo assistendo a una nuova offensiva da parte di Monsanto, che ha introdotto anche nel nostro Paese – a partire dal Friuli Venezia Giulia con la complicità di alcuni agricoltori fantoccio – la coltivazione di un mais geneticamente modificato, il Mon810.

A fine aprile 2014, una sentenza del Tar del Lazio – a fronte anche delle pressioni che i movimenti hanno saputo mettere in campo contro gli Ogm e per la tutela della biodiversità – ha sospeso le semine del Mon810 fino al prossimo ottobre. Sentenza che di fatto non ha impedito una nuova semina del mais geneticamente modificato: da recenti dichiarazioni fatte dagli agricoltori dell’associazione Futuragra (favorevole agli Ogm) è emerso che l’imprenditore agricolo friulano Giorgio Fidenato avrebbe già riseminato un nuovo campo con il Mon810, in provincia di Udine, mettendo ancora una volta a rischio la salute e la biodiversità di quei territori.

Crediamo che la battaglia contro la diffusione degli Ogm in Italia debba essere fatta a tutto campo: fermando le semine Ogm direttamente in campo, ma anche mobilitandoci per interrompere gli altri passaggi della filiera che porta gli Ogm sui nostri piatti.

L’importazione di prodotti contenenti Ogm, infatti, è possibile, e la presenza di Ogm nei prodotti che acquistiamo deve essere segnalata in etichetta solo se supera lo 0,9% degli ingredienti.

Molti cibi sono a rischio, soprattutto quelli contenenti derivati animali. La maggior parte dei mangimi esteri con cui vengono alimentati gli animali allevati in Italia (da cui derivano anche famosi prodotti D.O.P e D.O.C.G del rinomato made in Italy), infatti, contengono Ogm. Di conseguenza, molti alimenti a contenuto proteico (carni, latte, uova e derivati) risultano contaminati. Di questo percorso degli Ogm non esiste a oggi nessun tipo di tracciabilità e nessuna forma di etichettatura che informi il consumatore.

Questa situazione, ben nota agli addetti ai lavori che la giustificano come “unica alternativa economica presente sul mercato”, è rafforzata dalle dichiarazioni pubbliche di Giordano Veronesi, presidente di Assalzoo (l’associazione nazionale che riunisce i produttori di alimenti zootecnici, maggior produttore italiano di mangimi): “Nella mia azienda (che produce 150 milioni di polli e 800mila maiali l’anno per marchi come Montorsi, Negroni e Aia, ndr) importiamo ogni mese 40mila tonnellate di soia Ogm e 9mila di soia free Ogm, destinate all’alimentazione degli animali”.

Chiediamo trasparenza nella filiera produttiva e informazioni dettagliate ai consumatori sulla presenza di prodotti Ogm, con etichette che parlino in modo chiaro e semplice.

Rivendichiamo il diritto di conoscere la provenienza dei cibi che acquistiamo e chiediamo che anche nella grande distribuzione organizzata si dica No agli Ogm, privilegiando le filiere Ogm free ed esigendo dai fornitori più trasparenza circa l’origine dei prodotti che andranno sugli scaffali dei supermercati.

Inoltre, invitiamo tutti i consumatori a boicottare i prodotti del gruppo Veronesi e gli altri marchi sospetti di contenere Ogm derivanti dalla mangimistica (come Aia e Ovomattino per le carni avicole e le uova; Montorsi e Negroni per le carni suine).

Il 24 maggio 2014, migliaia di “Organismi genuinamente mobilitati” si attivano in centinaia di città del mondo per ribadire che non c’è più spazio per chi, come la Monsanto, spinta da meri interessi di profitto, continua ad avvelenare la nostra terra.

Salvaguardiamo la salute e al biodiversità dei territori: diciamo No agli Ogm e valorizziamo la piccola agricoltura contadina di prossimità.

www.facebook.com/nomonsantoday