Ciao Priama

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La tua casa era come un ostello, sempre aperta e accogliente – e viceversa – il tuo ostello era come una casa, dove tanti di noi siamo stati ospitati per la prima volta a Reggio Emilia.

Lo dicevamo spesso che casa tua era come un Centro Sociale, animato da persone che entravano e uscivano, uno spazio per riunioni e dibattiti infiniti, dove c’era sempre qualcosa sui fornelli; se non era una pentola di pasta era la moka del caffè. Non è strano che ci siamo affezionati!

Durante gli anni in Via Compagnoni abbiamo imparato che un quartiere non è un insieme di case, ma le persone che le abitano. Abbiamo imparato di non essere abitanti di un quartiere – ma di essere un quartiere.

Abbiamo imparato che ogni luogo racconta delle storie, e tu ce ne raccontavi tante. Come quando per la seconda volta in vita tua hai dovuto cambiare casa:

“Ho la porta della mia vecchia casa in cantina. La porta ha vissuto con me, è stata aperta e chiusa. Ho portato anche le finestre. Perché i miei bambini stavano sempre con il nasino lì a vedere fuori. Se tu lo vuoi, lo fai parlare un vetro. Dalle finestre vedi la vita. Noi fino a 15 anni fa potevamo stare con le finestre e le porte aperte, non ci sentivamo mai in pericolo. E’ difficile accettare il senso del rischio. Se stai male, basta bussare a qualche porta o qualche finestra di una casa popolare, e qualcuno te lo dà un panino. A me piace stare con le finestre aperte, non serve aver paura.”

Ti ricorderemo così, nella finestra di via Compagnoni con lo sguardo verso il mondo intero, o forse sul balcone sopra la bandiera della pace. Una partigiana dei tuoi tempi.

Ci dicevi:

“Io sono un uccello migrante, che torna sempre al suo nido.”

Noi ti aspettiamo, e ci saluteremo ogni volta che passi di nuovo di qua!


Casa Bettola, Laboratorio AQ16, Città Migrante