Una firma non ci ferma!

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Il 25 aprile 2014 la Via Emilia è stata divisa in due: da una parte il comizio elettorale di Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Nord, dall’altra parte un corteo di tante e tanti che a voce alta hanno detto no a nazionalismo e razzismo.

Le transenne della polizia hanno segnato una linea tra due narrazioni opposte: da una parte l’idea di un’Europa delle nazioni, delle frontiere e dei respingimenti, dall’altra parte l’idea di un continente senza confini, un’Europa dei diritti, dell’accoglienza, della dignità; da una parte l’idea di una città riservata per pochi, dall’altra parte l’idea di una città aperta e solidale.

Di fronte a questa strada transennata abbiamo scelto di non essere indifferenti, di essere partigiani – di essere da una parte – andando oltre la zona rossa.

Siamo riusciti a superare il blocco della polizia e dopo una trattativa, insieme ad alcuni profughi di guerra abbiamo portato dei fiori sul monumento ai caduti in Piazza Martiri 7 Luglio, dando anche il nostro contributo alla giornata della resistenza.

Oggi, sei mesi dopo, a 15 manifestanti è stato notificato un provvedimento cautelare che prevede l’obbligo di firma ogni giorno in questura. Queste misure repressive non limitano solo la libertà personale ma tentano di limitare la libertà collettiva di resistere e costruire delle alternative.

Un tentativo di colpire una comunità politica profondamente radicata sul territorio, che in modo autonomo e indipendente lotta per la giustizia sociale e ambientale. Un tentativo di restringere lo spazio di movimento per tutte e tutti in un tempo in cui sempre più diritti vengono negati.

Al contrario noi vogliamo allargare lo spazio del possibile, riappropriandoci della possibilità di determinare le nostre vite e di immaginare insieme il nostro futuro, riprendendoci reddito e diritti, redistribuendo ricchezza e risorse. Lo facciamo insieme a tante e tanti altri. Al fianco degli occupanti delle case lasciate all’abbandono per riappropriarci del diritto all’abitare per chi non ha un posto dove vivere e combattere la devastazione del territorio. Insieme ai facchini della logistica che mettendoci la faccia lottano per conquistare dignità nei posti di lavoro e con tutti quei lavoratori e quegli studenti che non sono disposti a cedere alle politiche di smantellamento dei diritti. Insieme ai migranti perché il Mediterraneo non sia un mare di morti, perché i confini esterni così come tutte le barriere interne che ostacolano l’accesso ai diritti vengano abbattuti. Insieme a chi lotta per i beni comuni e contro le politiche di guerra.

Disobbediamo alla violenza del confine prima di tutto aprendo le porte dei nostri spazi a chi è per legge considerato illegale perché senza documenti di soggiorno per stare nel territorio e grazie al sostegno di tante e tanti apriamo spazi e possibilità di interventi che potrebbero sembrare impossibili. Lo facciamo perché prima di tutto abbattiamo i confini delle nostre menti e ci permettiamo di avere un sogno collettivo, un sogno su cui giorno dopo giorno lavoriamo, costruiamo e condividiamo.

Ma non siamo disposti a lavorare in silenzio perché non vogliamo creare spazi “protetti” ma possibilità di cambiamento reale per tutte e tutti. In piazza come sempre con le nostre facce e le nostre voci, perché non succeda mai più che la Lega Nord sia a Reggio Emilia il 25 aprile. Non possiamo permetterlo, ben sappiamo da che parte stare.

Non ci fermiamo di fronte a questo tentativo di arrestare un possibile processo di cambiamento, andiamo avanti se come ogni giorno fosse il 25 aprile, consapevoli che l’unico modo per essere liberi è liberarsi tutte e tutti insieme.

Andiamo avanti anche se ci dicono che la strada non c’è, perché siamo convinti che le strade si fanno camminando. Una firma non ci ferma!

Casa Bettola e Città Migrante