Sostituire la politica dell’immagine con una politica che sa immaginare

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Il 17 dicembre il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio hanno siglato un accordo con Anas e agenzia del Demanio per valorizzare una parte del patrimonio di case cantoniere in Italia, affidando la gestione a privati. Oggi, il 18 dicembre, sulle pagine della Gazzetta di Reggio Emilia, l’assessore alla Rigenerazione urbana Alex Pratissoli ha colto la proposta affermando la volontà di connotare le case cantoniere come un “brand” anche a Reggio Emilia.

Cogliamo l’occasione per raccontare come uno di questi spazi abbandonati nella Provincia di Reggio Emilia è stata recuperata e restituita alla città già nel 2009 attraverso l’occupazione della casa cantoniera in via Martiri della Bettola 6. Da quasi sette anni Casa Bettola è un luogo di mutualismo, solidarietà e cooperazione dal basso, dove trovare soluzioni ai nostri bisogni e desideri comuni.

Ogni settimana negli spazi recuperati della casa cantoniera si svolge un mercato biologico con prodotti del territorio, dove produttori e consumatori ricostruiscono il legame tra città e campagna e creano nuove forme di economia fondati sulla relazione e sulla reciprocità. Dove un tempo c’era l’officina del cantoniere  oggi c’è un forno comune, un forno a legna per fare il pane e la pizza, ma soprattutto un contesto di socialità.

Alla scuola di italiano s’incontrano donne del quartiere e della città, non solo per studiare italiano ma anche per creare relazioni solidali, scambiando conoscenze e saperi. Allo sportello sindacale di ADL Cobas e Cobas Scuola, lavoratrici e lavoratori, precari e disoccupati, si organizzano per i diritti e la dignità di tutte e tutti. Inoltre ogni settimana lo spazio è animato da assemblee, incontri e iniziative, dove s’intrecciano percorsi di lotta per la giustizia sociale e ambientale.

Per noi il riuso degli spazi abbandonati non è solo un gesto simbolico, ma una reale trasformazione dell’esistente. Considerare le case cantoniere un “brand” vuol dire una riduzione della loro identità in immagine, che li rende funzionali all’attrazione di interessi economici e finanziari.

Vice versa pensiamo che le case cantoniere, e altri spazi in disuso, possono diventare luoghi di democrazia dove determinare insieme lo sviluppo della città e del territorio, dove costruire alternative politiche, economiche e sociali al tempo della crisi, strutturale e sistemica.

Luoghi che non possono essere compresi attraverso categorie come proprietà pubblica e gestione privata, ma attraverso la presa di consapevolezza collettiva di un bene comune, spostando il  baricentro da avere ad essere; noi non abbiamo uno spazio, siamo uno spazio.

Vogliamo sostituire la politica dell’immagine con una politica che sa immaginare; invece di trasformare le 1.244 case cantoniere in un “brand”, consegnandoli al mercato, vogliamo immaginare come recuperare gli spazi abbandonati attraverso processi di riappropriazione e autogestione, per redistribuire risorse e ricchezze, ma soprattutto per redistribuire la possibilità di decidere su come gestire la città che abitiamo insieme.

Casa Bettola